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Townstories

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Il giorno dell'apertura della frontiera

di Angelica Lübcke

Il cammino verso il confine non fu facile per me quella notte. Da uno strano miscuglio di gioia infinita e di timor panico, sorse per un paio di secondi una paralizzante mancanza di respiro. In quei minuti apparivo confusa ed in balia di ogni cosa. La mia famiglia si prese per mano, costruendo così una piccola catena umana. Nessuno si sarebbe dovuto inserire tra noi. Osservavo con sospetto le guardie di frontiera, che con le braccia incrociate dietro la schiena, indugiavano sulla striscia di confine. Inoperosi dovevano guardare l'avanzamento della massa. I loro sguardi erano febbrili, le mani tormentavano le dita. Adesso nessun ordine diceva loro cosa ci fosse da fare. In quella ora erano più smarriti che mai e mi apparivano grigi monumenti di un'epoca passata da molto tempo.

All'improvviso un giovane si staccò dalla folla. Corse verso un soldato di confine, lo abbracciò, lo tirò per il berretto e lo afferrò per il braccio. Con il viso in fiamme urlò "Ragazzo, vieni avanti! Cosa può succederti ora, vieni con noi! Sei libero, libero,libero…Non sarai più utilizzato su questo maledetto confine!" Il giovane, poi, scomparve tra la fiumana di berlinesi eccitati. Il soldato, disorientato, si morse il labbro inferiore, il suo smarrimento era evidente. Era conscio del fatto che indossava un'uniforme. Era anche una persona degna di rispetto ed avvertiva che da lui si pretendeva troppo in quel frangente. Io percepii che per lui non era possibile, in quel momento, prendere una decisione razionale. D'un tratto fece un balzo all'indietro, si strappò di dosso il mantello dell'uniforme, gettò in aria il berretto ed espresse urlando tutto quanto le corde vocali gli permettevano di tirar fuori:"Prendetemi con voi, in nome di Dio, prendetemi!

Me ne frego della NVA (esercito nazionalpopolare). Cosa può succedermi ora! Siamo liberi, siamo tutti liberi. Quando, scioccata, guardai il suo giovane viso, vidi lacrime scorrere dai suoi occhi bruni. Il suo viso era cadaverico ed il suo sguardo era fisso, diretto verso Ovest.

Era andato oltre sé stesso. Il giovane soldato si unì ad un gruppo di giovani che urlavano, esprimendo il loro giubilo, e non cessavano di dargli pacche sulle spalle. Ora anche lui era uno di loro. Per me quello che avevo appena vissuto era qualcosa di travolgente. Osservavo gli altri soldati, che come paralizzati, stavano al loro posto. Nessuno osava alcun contatto visivo con i commilitoni. Ognuno lottava da solo ed io desideravo in quel momento di saper leggere i loro pensieri.

Tacendo presi la mano di mio marito. Gli sorrisi. Avvertivo la sua preoccupazione per questo momento. Sarebbe andato tutto bene? Ci trovavamo proprio sulla zona di confine. Con sollecitudine pose il suo braccio sulle mie spalle. Pensava alla Cina, a Praga, al Vietnam, ai Panzer russi, che fecero fuoco su uomini inermi. L'azione spontanea del giovane soldato gli incuteva disagio. Molti anni fa anch'egli aveva prestato servizio alla frontiera. Adesso era lieto che tutto questo fosse successo tanto tempo fa.

In quella situazione instabile non voleva trovarsi nei panni di un soldato di confine. In quel momento si domandava se l'esercito sarebbe stato a guardare,senza far niente, uomini in massa prorompenti senza alcun impedimento nella zona occidentale. Ogni soldato in quegli istanti doveva patire le pene dell'inferno. Mio marito aveva rispetto per ogni soldato che qui montava la guardia.

Sentii come un forte colpo sulla testa. La mano fredda di mia figlia mi teneva stretta a sé. No, nessun pensiero cupo. Volevo portare mia figlia in un nuovo, totalmente sconosciuto futuro. Io, sua madre, avevo la fortuna di poterle stare saldamente a fianco. Era una meravigliosa notte nella vita della mia famiglia. Nicol, l'amica di mia figlia, teneva stretta anche lei la mano di mia figlia. Parlava ininterrottamente per l'eccitazione.

Sembrava che non fosse minimamente interessata se qualcuno l'ascoltasse o non. Mia figlia, al contrario, se ne stava tutta silenziosa e senza parole recepiva ogni cosa stupita. I riccioli biondi e gli occhi blu la facevano apparire come un angioletto. Guardava con occhi raggianti la folla che ballava. Si godeva le candele che ardevano ai bordi della strada. Il suo cuore di bambina, la sua anima, la sua mente erano immersi in un mondo straniero e sconvolgente. Speriamo, mi dicevo, che nessuno ci porti più via tutto questo. Deve tutto restare così com'è, pensavo commossa. Mi augurai moltissimo che il tempo si fermasse. Nessun orologio avrebbe dovuto ticchettare più. Un tipo di euforia e di beatitudine mi sopraffaceva. Adesso anch'io non potevo più trattenere le lacrime.

Non passerà molto tempo, pensavo, ed io, per la prima volta, starò di fronte a mio padre, che da molti anni vive a Berlino ovest, nell'altra parte della città. Mia figlia mi guardò interrogativamente e mi domandò: "Mamma, dove andiamo?". Non dovetti più rispondere: ad un tratto vidi che mio padre stava di fronte a noi. Nelle mani tremanti egli reggeva una candela accesa ed una bottiglia di spumante. "Non potete nemmeno immaginare quanto gioisca!. Figlioli, non mi sembra vero che mi sia concesso di vivere questo momento…! Ben arrivati di cuore…..!", ci salutò con un largo sorriso. Nessuno era all'altezza della situazione. Tutti noi scoppiammo a piangere senza freni. Tutto questo è solo un sogno, pensavo. Mio padre mi abbracciò. Vidi Maria, la sua seconda moglie, anch'essa con una candela accesa, che stava davanti a me. Subito cademmo l'una nelle braccia dell'altra e ci abbracciammo forte. Piangevamo, come altri milioni di persone in quella storica notte piangevano presso questo confine fino ad allora disumano. La bottiglia di spumante fu passata in giro. Tutti, anche i bambini, ne bevvero un robusto sorso.

Mia figlia guardava raggiante suo nonno:"Nonnino, anch'io sono nell'ovest. Ti posso venire a far visita ogni giorno. Insieme possiamo andare a passeggio. Sono veramente molto felice….!". Maria diede una carezza a Winnie sui capelli biondi. Nicol stava stretta vicino alla sua amica. La prese a parte."Adesso non hai più il nonno dell'ovest. Tu hai solo un nonno, un nonno assolutamente normale come l'ho anch'io. Est ed Ovest non esistono più, noi siamo ora una sola città". Tutti ridemmo e spintonammo Nicol da un lato. Maria diceva : "Almeno avrà termine ora lo stato attuale di cose. Ce ne è voluto di tempo. Però, che tutto questo andasse così in fretta nessuno di noi se lo sarebbe aspettato! Le ultime settimane erano più emozionanti di un giallo poliziesco. Ma venite, andiamo a casa, ho preparato qualcosa da mangiare e forse avrete fame".

Se l'insalata di patate non sarà troppo acquosa a causa delle numerose lacrime versate, allora ho veramente fame, disse mio marito. Ancora, come in sogno, la mia famiglia percorse le strade illuminate a giorno di Berlino. Le grandi vetrine colorate le guardammo solo in modo sfocato e confuso. Dovevamo rimanere concentrati e tenerci stretti per mano, per non essere separati e dispersi dalla folla festante. Finalmente ci trovammo davanti alla porta dell'abitazione di nostro padre. Egli mi guardava in maniera eloquente.

"Sei ben consapevole del fatto che; pur avendo noi vissuto nella medesima città, stai tu per varcare per la prima volta la soglia dell'abitazione di tuo padre." Abbassai lo sguardo. Era proprio una situazione strana. Da ragazza undicenne avevo vissuto la chiusura del confine (tra le zone est ed ovest di Berlino) e da donna di 39 anni l'apertura del confine. I berlinesi avevano sempre pianto molto. Erano stati esposti senza riguardo agli avvenimenti politici. Che cosa ci porta ora il futuro, mi domandai?:" Può mia figlia continuare a vivere senza guerra? Potranno mai avere in comune delle mete, uomini che il capitalismo ha forgiato ed altri che sono invece cresciuti nel socialismo? Parliamo veramente una medesima lingua tedesca? "

Poi non mi posi più altre domande, in quanto le relative risposte, come spesso accade, non sono in potere dei tanti, semplicemente uomini, che sono su questo mondo. La notte era troppo bella perché ci lambiccassimo il cervello intorno a tali interrogativi ai quali solo il futuro immediato avrebbe risposto.

Traduzione: Gruppo Corso Traduzione -"UPTER"-Roma