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RIO S’ADDE: LA STORIA

Francesca Pinna

Il rio S’Adde scorre lungo una profonda gola, nella periferia nord, nord-est di Macomer, delimitando un confine naturale. A tratti la gola è a strapiombo e numerose case si affacciano nella depressione; in altri punti gli orti a terrazza scendono dolcemente lungo i pendii. Dall’alto la visione è suggestiva: i muretti a secco disegnano una fitta rete tra gli orti e le vigne, unico segno visibile dell’attività umana in un ambiente aspro e selvaggio. Di fronte all’abitato, il monte Manai; a metà del suo costone il nuraghe S.Barbara che vigila sulla città da millenni.

IL rio S’Adde nasce da due rivoli, da rio Calavrighe, in territorio di Mulargia, e dal rio Bara. Durante il suo percorso prende il nome dalle zone che attraversa: Rio Paza, Rio Mene, Castigadu, Tossilo ecc. Nella confluenza con il Rio Tossilo, c’è l’unico ponte nuragico di tutta la Sardegna.
La presenza dell’uomo è ben rappresentata dal ricco patrimonio archeologico d’età nuragica e prenuragica che si trova lungo la valle del Rio S’Adde. I suoi solchi vallivi favorivano la penetrazione verso le zone interne ed erano un crocevia naturale di comunicazione e scambi culturali.

I primi abitanti si dedicavano all’allevamento del bestiame e all’agricoltura, forgiavano armi e utensili e modellavano la ceramica. Erano profondamente religiosi ed avevano il culto dei morti.
Il primo insediamento è rappresentato dai trenta ripari sottoroccia che si affacciano lungo la gola. Da una di queste grotte, chiamata Perca ‘e duas Giannas, ( grotta con due ingressi) proviene la famosa Veneretta di Macomer, una statuetta in arenaria di circa 15 centimetri, appena abbozzata e mancante di una mammella. Era la Dea Madre, tutrice della terra e della fecondità.

La Muraglia Megalitica di Pedra Oddetta (pietra lavorata), che si affaccia sullo sperone roccioso che domina la gola del Rio S’Adde, di fronte all’abitato di Macomer, è il primo esempio di fortificazione e segna l’avvio di un lungo processo che porterà alla creazione dei nuraghi, nella successiva età del bronzo.

Le Domus de Janas (case delle fate) di Meriaga, a 250 metri dal fondo valle, sono i primi monumenti funerari scavati nella roccia, chiamati anche Furrighesos (forni) per la loro apertura che richiama i forni per la panificazione.
La necropoli di Filigosa segna il passaggio tra il neolitico e l’eneolitico: la novità è evidente nella nuova architettura prodotta da uomini capaci di edificare le loro case utilizzando grossi blocchi di pietra lavorata e adattata per erigere i muri.

Tutto questo fa parte di un passato lontanissimo, mentre il passato più recente del rio con gli abitanti di Macomer è fatto di tanti tasselli, da ricomporre come un puzzle, ricordi strappati da quelli che il fiume l’hanno vissuto, quando il contatto era costante e quotidiano.