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La chiesa di Nostra Signora del Soccorso

Anna Rossini

La maestra Ornella era bellissima. Aveva un viso fresco e tondeggiante, labbra carnose, messe ancora più in evidenza dal rossetto scarlatto che lei rinnovava ogni giorno prima dell’uscita da scuola, con un rito che si ripeteva al suono della campana: tirava fuori dalla borsetta uno specchietto rettangolare, si specchiava un po, si aggiustava i riccioli con la mano e poi metteva il rossetto.

Era una sua consuetudine, alla fine dell’anno scolastico, portare la scolaresca a fare una scampagnata. Il posto era sempre lo stesso: la campagna intorno alla chiesa diroccata di S. Maria del Soccorso. All’aperto era tutto un vociare di bimbi che giocavano a rincorrersi, ad arrampicarsi sulle rocce, a nascondersi; all’interno della chiesa c’era sempre un nascondiglio sicuro.
La maestra ci parlava delle origini molto antiche della chiesa e noi, conquistati dalla sua voce e da quel tono misterioso con cui lei raccontava, ci mettevamo a sedere intorno e ad ascoltare con attenzione e curiosità.

La chiesa risale probabilmente al XII sec. Resta notizia di un restauro avvenuto nel 1609. Pare fosse l’antica chiesa parrocchiale, come sostiene qualche anziano. A Macomer passava la vecchia strada romana che congiungeva Cagliari e Porto Torres e pare che questa arteria passava proprio tra la chiesa del Soccorso e la chiesa della Vergine d’Itria (la chiesetta del cimitero); i due culti furono praticati proprio nel punto in cui i monaci eremiti greci si erano sistemati per aiutare i viandanti poveri e bisognosi che passavano sulla Karalis – Turris, portando loro soccorso, specie nella stagione fredda.

La maestra Ornella ci parlava delle origini della chiesa e noi ci divertivamo a immaginarci pellegrini di un tempo lontano che venivano a bussare alla porta della chiesa per chiedere soccorso.

La chiesetta è stata ristrutturata di recente ed ogni domenica si celebra la messa. Un tempo era un santuario campestre, oggi è il cuore del quartiere di S. Maria, un quartiere sorto negli ultimi trenta anni in seguito all’espansione edilizia. Attualmente conta circa 3000 abitanti. Dell’antica chiesa restano l’abside semicircolare, il presbiterio, rialzato rispetto all’unica navata, e parte della facciata in conci di trachite chiara sbozzati, che termina con un campanile a vela. Sulla parete destra sorgevano un tempo sos muristenes, piccoli ambienti dove i fedeli alloggiavano durante la novena, nei nove giorni precedenti la festa, che ricorre l’8 settembre. Nel giorno della festa, un simulacro ligneo rappresentante la Vergine del Soccorso viene portato per le strade del quartiere a lei intitolato.

Il caso volle che io costruissi la mia casa, dove vivo attualmente con la mia famiglia, proprio di fronte alla chiesetta e spesso mi rivedo bambina mentre gioco tra i ruderi a fare il viandante che arriva da lontano e fa sosta proprio lì dopo il lungo viaggio. E Forse in ricordo di quel giuoco fatto da bambina con le compagne di scuola, in occasione della festa di Nostra Signora del Soccorso, riceviamo nella nostra casa e nel nostro giardino, amici e conoscenti, che volentieri si fermano a festeggiare davanti a una tavola imbandita con casu sardu, sardizza (formaggio sardo e salsiccia) e un buon bicchiere di vino rosso.